Un magistrato, Livio Pepino ed un sociologo, Marco Revelli, scrivono un libro sul treno ad Alta Velocità ponendo al lettore dei reali dubbi: c’è un pericolo democratico su questa decisione calata dall’alto? Che senso hanno frasi come “l’Europa ce lo chiede”? Su quali presupposti seri e documentati?
– Davide Pelanda – 29 giugno 2012 – Verrà presentato ufficialmente lunedì 2 luglio prossimo alle 17.30, al cinema Marx in Corso Belgio 53 a Torino ed alle 21.00 al Teatro Fassino di Avigliana il libro, fresco di stampa, “Non solo treno… La democrazia alla prova della Val Susa” (Edizioni Gruppo Abele – Torino) scritto a quattro mani da Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, attualmente direttore della rivista Questione giustizia, e Marco Revelli, professore di Scienza della politica presso l’Università del Piemonte Orientale e co-fondatore di ALBA (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente).
Il libro tratta del progetto del treno al Alta Velocità di cui si cominciò a parlarne più di vent’anni fa, «in un altro secolo – dicono gli autori – in cui la globalizzazione felice prometteva benessere crescente e illimitato per tutti e per sempre’. Un’opera che prevedeva lo scavo di «una montagna piena di amianto e di uranio – si legge ancora nel volume – una galleria di oltre 50 Km., per far correre tra Torino e Lione un treno capace di trasportare una quantità crescente di persone e di merci in tempi sempre più ridotti.
L’opposizione di una valle, preoccupata della salute propria e dei propri figli, bloccò l’opera e impose rilevanti modifiche del progetto originario’. E’ poi giunta, nel tempo, la crisi economica che stiamo vivendo, e qualcuno lungimirante si è accorto che i miliardi di euro per questo progetto sarebbe stata una spesa scandalosa.
E perché allora non utilizzare la linea ferroviaria storica che «sarebbe in grado di garantire – annotano gli autori del libro – il flusso ferroviario di merci attraverso il confine con la Francia e di assorbire l’intero traffico su gomma’? Tutto questo «è chiaro a qualsiasi anziano di Venaus, a ogni ragazzo accampato al bivacco di Clarea, a ogni casalinga di Bussoleno’, mentre invece «viene ostinatamente ignorato dai “decisori” centrali, dai politici di lungo corso, dagli addetti all’informazione nazionale?’ si domandano retoricamente Revelli e Pepino nel libro. E rispondo pure dice che «Forse perché sul “caso TAV” convergono e si intrecciano un po’ tutti i sintomi che caratterizzano l’attuale male oscuro delle nostre democrazie, le cause della loro difficilmente curabile anemia’.
Oggi dunque qualcosa in Val Susa è cambiato. Anche perché, dicono ancora gli autori «l’opposizione di una valle è diventata un movimento nazionale unito dalla convinzione che un mondo diverso è possibile’. Ma in questa valle si sta combattendo una lotta tra il gigante Golia, con una forza smisurata, e Davide, cioè il movimento NoTav. Ma le molteplici domande che rimangono sullo sfondo e che questo libro aiuta a capire sono riferite a chi prende le decisioni, su quali basi, che rapporto c’è tra economia e politica…
Nel libro viene rimarcato anche il fatto dei luoghi comuni che spesso abbiamo sentito dai politici e dai cosiddetti tecnici favorevoli alla Tav «frasi di rito – dicono sempre Revelli e Pepino nel libro – che hanno caratterizzato in modo ossessivo la propaganda di questi anni («l’Europa ce lo chiede’, «non possiamo restare isolati’…) opponendo agli slogan dati, cifre, ragionamenti. Senza sottrarsi al confronto. Anzi, per la prima volta, vengono riportate, in appendice, le ragioni addotte dal Governo a favore del TAV con, a fronte, le risposte della Comunità montana Valle Susa e Val Sangone’.
E non poteva mancare, alle due presentazioni di Torino e di Avigliana, la presenza di Sabina Guzzanti che interverrà sulla questione Tav assieme agli autori.
http://www.articolotre.com/2012/06/con-la-tav-in-val-susa-ci-si-gioca-la-democrazia/95727

No comments yet.